Esiste, tuttavia, un metodo di organizzazione agile che ci consente di individuare correttamente quali parti del progetto sviluppare e in che ordine per ottenere una notevole accelerazione nello sviluppo.

Dobbiamo realizzare un diagramma di Vonn che mostra l’intersezione fra tre insiemi.
I tre insiemi che ci interessano sono:
le cose che possiamo realizzare
le cose che possiamo vendere
le cose che ci appassionano
definiti questi tre insiemi dobbiamo concentrare la realizzazione del progetto solo su quelle cose che appartengono a tutti e tre gli insiemi.

Includere cose che non possiamo realizzare (internamente od esternamente) è chiaramente una follia, molti progetti infatti falliscono perché in fase di trattativa commerciale vengono promesse cose che non è possibile realizzare (nei tempi e ai costi proposti).

Includere cose che non possiamo vendere non ha senso. Perché farlo se poi non possiamo ricavarne qualcosa? Con ‘vendere’ non mi riferisco solo alla vendita materiale ma indico tutte quelle cose che possiamo sfruttare a livello commerciale/pubblicitario.

Includere cose che non ci appassionano rischia di portarci verso la mediocrità e la standardizzazione. Solo sviluppando cose che ci appassionano possiamo dare il massimo, sviluppare competenze straordinarie e realizzare un progetto che si venda da solo. Per chi conosce Seth Godin, creare cose che ci appassionano, è l’unico via per trovare la mucca viola.

Vediamo ora cosa sono queste ‘cose’ generiche. Iniziamo a chiamarle ‘storie’. Per ogni progetto dobbiamo scrivere tantissime micro storie che lo riguardano e che rientrino nei tre insiemi definiti in precedenza.

Facciamo un esempio molto banale, se sto progettando un sito posso scrivere le cose che farà in questo modo:

  1. bella grafica, accattivante
  2. semplice da utilizzare
  3. e-commerce
  4. registrazione newsletter 
oppure posso scriverle in questo modo:
  1. Vorrei che il visitatore che guarda il sito per la prima volta rimanga impressionato dal suo aspetto grafico e sia invogliato a guardarlo meglio, un po' come fosse un opera d’arte. Inoltre voglio che quando una pagina del sito viene condivisa in un social network sia trasmessa questa sensazione di bellezza.
  2. Vorrei che chi utilizza il sito si trovi subito a suo agio con i menu e non debba perdere tempo a cercare quello che gli serve.
  3. Una volta che il visitatore trova un prodotto di suo interesse deve trovare spontaneamente la via più facile per acquistarlo, può ordinarlo dal sito o prenotarlo presso un punto vendita.
  4. Il sito deve creare un legame tra l’azienda e i potenziali clienti di modo che siano sempre informati sulle ultime novità.

Scrivere un elenco freddo di punti porta la nostra concentrazione sulla funzionalità operative, scrivere storie ci permette di focalizzarci su quello che vogliamo, stimola la creatività. Poi da se verrà la lista di cosa fare, ma solo in un secondo momento.

Vi voglio fare un esempio pratico che potete testare voi stessi subito.
Diciamo che un ristorante che realizza del cibo buonissimo ha solo 10 tavoli da due persone l’uno e spesso si trova nella situazione in cui nuovi potenziali clienti non si fermano perché non c’è posto.

Se scriviamo la lista potrebbe essere così:
riduciamo lo spazio della cucina
aggiungiamo 5 tavoli

Se invece ci domandiamo:
Il ristoratore vuole servire almeno trenta coperti al giorno invece dei soliti venti, che strategia posso adottare.

Sono sicuro che ad ognuno di voi verranno in mente diverse soluzioni per risolvere il problema, una di queste sarà sicuramente quella migliore.

La prima fase, per stabilire la corretta priorità di sviluppo delle varie parti di un progetto, è quella di stabilire quali sono gli obiettivi e le possibili soluzioni. A questo punto creiamo la lista delle cose reali fare, ognuna di queste farà capo ad una storia.

La seconda parte consiste nell’applicazione del Principio di Pareto, conosciuto anche come legge 80/20. Se non lo conoscete possiamo riassumerlo dicendo che nel 20% delle caratteristiche del prodotto risiede il 80% del valore.
Ora dobbiamo stabilire qual’è questo 20% rispondendo a queste domande:
- Quali di queste cose hanno il maggior impatto commerciale?
- Quali di queste cose cose contano di più per il cliente?
- Quali di queste cose cose assicurano massimo profitto?
- Quali di queste cose cose sono più facili da realizzare?
Le ‘cose’ che stanno in cima alle 4 liste sono le prime da realizzare.

Un idea elementare potrebbe essere quella di dare un voto da 1 a 10 per ogni cosa da fare a ciascuna domanda e iniziare da quelle con la somma più alta.
Realizzando il primo 20% e presentandolo è anche possibile che il restante 80% da realizzare non sia più necessario o venga modificato.

Nei primi software che realizzavo seguivo un procedimento molto accademico, prima studiavo il db, poi le schermate, realizzavo il db, creavo gli oggetti e le funzioni, montavo la grafica e presentavo il prodotto al cliente, a volte il cliente stava mesi senza poter vedere nulla se non schemi, tabelle o demo di schermate totalmente inutilizzabili. Una volta consegnato il software iniziavano le varie modifiche, adattamenti e passavano altri mesi prima di raggiungere la perfezione.
L’approccio ora è cambiato, dopo un analisi iniziale, realizzo subito la cosa che ritengo più importante, secondo i principi indicati sopra, e la presento ignorando le altre, se piace e va bene è possibile che questa cosa venga potenziata e le altre abbandonate e questo non è un problema, anzi, è un vantaggio perché il software va nella direzione che serve al cliente ed è pronto il prima possibile. Più o meno il concetto è: ‘Per intanto è pronta questa parte, comincia ad usarla e guarda se ti piace e va bene, nel frattempo io vado avanti con il resto’.

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